Perché una scuola di lettura

Che cos’è una scuola di lettura?

Un luogo in cui si legge analizzando i libri e imparando a trarre da un’esperienza comune tutto quello che quell’esperienza può dare. Si può leggere un libro così come un passante osserva un palazzo passeggiando per strada, ammirandone la bellezza, notandone le storture o imperfezioni. Oppure si può leggere un libro così come un architetto riesce a osservare un palazzo: identificandone la struttura, osservando l’ambiente in cui è stato costruito, riconoscendo le scelte fatte e immaginandone di diverse.

A cosa serve una scuola di lettura?

Ad approcciarsi ai romanzi con occhi nuovi, più esperti e meno ingenui, ad appropriarsi di un modo nuovo modo di guardare le storie.

Acquisire questa capacità apre la strada a una serie di possibilità: un insegnante potrà capire come utilizzare al meglio la lettura per soddisfare le esigenze degli studenti, un librario come proporre alcuni testi, un appassionato di lettura come parlare di libri a chi lo segue, una persona che voglia intraprendere una carriera nell’editoria a capire come muoversi…

Così come quando si impara ad andare in bicicletta o sui pattini, una volta appresa e fatta propria la tecnica si può decidere dove andare, se rimanere in cortile o esplorare la città.

Ma cosa si fa in una scuola di lettura?

Per quanto possa sembrare vero il contrario, non c’è nulla di prodigioso in un libro che si lascia divorare in un solo giorno o in poche ore, e non è mai un caso se quel libro riesce a trascinarci dentro l’incanto della narrazione e a tenerci incollati alla trama.

Il dolce senso di nostalgia che ci resta aggrappato addosso quando arriviamo alla fine di una storia manifesta il progetto di chi si è messo a scrivere dopo avere appreso un mestiere. E tanto più la storia è capace di coinvolgere ed emozionare, tanto più complessi e organizzati sono i meccanismi che stanno dietro al suo sviluppo, e tanto più acquisito e affinato può dirsi quel mestiere da parte di chi lo esercita.

In altre parole, nei libri è l’invisibile a compiere il prodigio, e scoprire l’invisibile è il primo degli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere nella nostra Scuola di lettura.

Di quali strumenti ci serviremo? Libri, e libri, e libri.

E poiché vogliamo assistere da una posizione privilegiata al compimento di quel prodigio che prodigio non è, li sceglieremo tutti con una cura molto speciale. Privilegeremo i libri delle maestre e dei maestri della narrazione. Racconti e romanzi importanti, memorabili, scritte da autrici e autori che abbiano saputo offrire uno sguardo significativamente nuovo e rivoluzionario sul nostro modo di essere umani… 

Tra i principi su cui si fonda la “La scuola di lettura Josephine March” c’è quello dell’inclusività. Nella scelta dei testi terremo conto dell’importanza di un discorso che comprenda quante più voci possibile. Senza prescindere dai grandi nomi noti a tutti, insomma, andremo alla ricerca di tutto quello che la nostra società non ha mai inserito nel canone letterario, per evitare quello che Chimamanda Ngozi Adichie definisce “Il pericolo di un’unica storia”.

Cosa si farà?

Si leggerà, tanto. E a partire dalla lettura costruiremo dei percorsi tematici, seguiremo dei sentieri e per orientarci ci serviremo delle storie. Ogni storia sarà una parte del sentiero e, tutte le volte, lungo la marcia ci concederemo delle soste per osservare più da vicino un particolare elemento della narrazione. Scopriremo così, per esempio, come il ritmo dell’incipit possa condizionare l’atmosfera dell’intero romanzo, e come la scelta di un punto di vista possa stravolgere il legame che ciascun lettore stringe con i personaggi. Impareremo a muoverci all’interno della struttura e osserveremo come il valore di poche regole narratologiche resista immutato da secoli e seguiti a garantire la costruzione prudente di ogni buona storia.

Smonteremo i libri capitolo per capitolo, pagina per pagina. Sveleremo scorciatoie e passaggi inattesi che sanno mettere in connessione culture lontane, all’apparenza inconciliabili. Sorvoleremo abissi dove giacciono voci preziose e incantevoli, di autori e autrici rimaste troppo a lungo inascoltate. Costruiremo, infine, nuovi ponti tra le storie per andare a scoprire, ad esempio, che cosa renda l’Heatcliff di Cime tempestose e il Tuzzu dell’Arte della gioia lo stesso personaggio, o quali insospettabili punti d’unione ci siano tra il senso materno di Michael Chabon e la «gigantesca cospirazione» denunciata da Sheila Heti. 

Ciascun percorso sarà concepito con lo scopo di renderci lettori più abili ma anche forse, scrittori più talentuosi, e per questo non mancheranno gli esercizi. Prove semplici e mirate, che aguzzino i nostri sensi e ci aiutino a essere più consapevoli e intuitivi. Che ci forniscano gli strumenti necessari per comprendere, ogni volta che non possiamo fare a meno di divorare un libro, di che cosa ci stiamo davvero nutrendo.